Sab. Set 5th, 2026

A margine dei festeggiamenti in onore di San Vincenzo Ferreri, abbiamo incontrato il dinamico Parroco, don Antonio Insidioso. Con la disponibilità e l’umiltà che lo contraddistinguono, ha accettato di fare il punto su questi primi due anni di cammino pastorale.

D) Don Antonio, a due anni dal suo insediamento nella frazione “Mandre” di Santa Maria a Vico, com’è stato l’impatto iniziale con il territorio e quali sono state le sfide principali nell’entrare in sintonia con la comunità?

R) Il primo impatto è stato molto bello. Naturalmente sapevo che l’arrivo di un nuovo parroco, dopo tanti anni di presenza dello stesso sacerdote, avrebbe richiesto un po’ di tempo. Le persone hanno bisogno di conoscerti, di capire come sei e se possono fidarsi di te; e anche il parroco ha bisogno di conoscere la comunità alla quale è stato mandato. Perciò non ho avuto fretta. Ho cercato di ascoltare, di stare in mezzo alle persone e di comprendere la realtà delle Mandre, con la sua storia e le sue abitudini. Fin dall’inizio mi ha accompagnato l’immagine della brace sotto la cenere. Sentivo che la fede c’era, forse non sempre visibile, ma ancora viva e capace di tornare ad ardere. Bisognava avvicinarsi con rispetto e alimentarla insieme. Ho cercato di farlo attraverso le celebrazioni, la preghiera, la Parola di Dio e soprattutto stando vicino alle persone. La sintonia, alla fine, è nata in modo molto semplice: frequentandoci e conoscendoci giorno dopo giorno.

D) La sua napoletanità è una marcia in più, una caratteristica straordinaria capace spesso di aprire ogni porta. Nel suo caso, quanto è servita questa sua ‘anima partenopea’ per entrare immediatamente in armonia con i parrocchiani delle Mandre?

R) Credo che mi sia servita molto, soprattutto per rompere il ghiaccio. L’anima partenopea ha tante sfaccettature, ma quella che qui mi ha aiutato di più è la capacità di stare con tutti e di accorciare con naturalezza le distanze. In una parrocchia questo è fondamentale, perché si incontrano persone di ogni età, con storie e sensibilità molto diverse. Un parroco non può rapportarsi soltanto con chi gli è più affine o con chi già frequenta la chiesa: deve sapersi avvicinare a tutti e cercare con ciascuno un punto di contatto. È una cosa che mi viene abbastanza naturale. Mi piace entrare in relazione senza troppe formalità e fare in modo che le persone si sentano a proprio agio. Questo mi ha aiutato ad avviare subito un rapporto spontaneo con la comunità delle Mandre; la conoscenza reciproca e la fiducia, naturalmente, sono cresciute nel tempo.

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