Mer. Ott 5th, 2022

Alle prossime elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica del 25 settembre si voterà come nel 2018 con la legge Rosato, nota come Rosatellum, poi Rosatellum bis, che prede il nome del suo relatore Ettore Rosato. La legge 3 novembre 2017, n. 165 sostituisce la precedente detta Italicum, varata nel 2015, valida solo per la Camera dei deputati e la previgente legge Calderoli, epitetata Porcellum. Successivamente il decreto legislativo 23 dicembre 2020, n. 177 abolisce i previgenti collegi elettorali e ne introduce nuovi e attuali. Tale ritocco normativo fu richiesto dalla maggioranza a trazione 5 stelle per bilanciare i seggi dei collegi uninominali che in nell’ultima consultazione erano risultati sbilanciati verso la destra.
I seggi in parlamento vengono assegnati con un sistema misto, un terzo nei collegi uninominali con il sistema maggioritario, due terzi nei collegi plurinominali con il proporzionale. Nel primo caso vince il candidato che nel collegio prende più voti; nel secondo i seggi vengono divisi in proporzione ai voti ricevuti dai partiti.
La norma prevede uno sbarramento del 3% per i partiti che hanno presentato regolarmente il simbolo e le liste. Il limite sale al 10% per le coalizioni, questo è il caso di Azione di Calenda con Italia Viva di Renzi. Veniamo quindi ai numeri dettati dal referendum del 2020. Alla Camera dei deputati su 400 seggi, 147 vengono scelti col maggioritario, 245 col proporzionale e i restanti 8 col voto degli italiani residenti all’estero. Per il Senato di 200 seggi, 74 vengono assegnati col maggioritario, 122 col proporzionale e 4 col voto degli italiani residenti all’estero. Nei collegi plurinominali i candidati di ciascuna lista devono garantire l’alternanza di genere ed inoltre in tutti collegi uninominali e nelle posizioni di capolista dei collegi plurinominali i candidati di ogni genere devono essere compresi tra il 40% e il 60% del totale.
Per il maggioritario ogni partito politico individua i suoi candidati da presentare nelle singole circoscrizioni, 28 per la Camera e 20 per il Senato. Ogni candidato dovrà avere il sostegno del suo gruppo politico, ovvero della coalizione per risultare vincente, anche di un solo voto sugli altri. Il meccanismo è chiaro e senza dubbio spinge i partiti a coalizzarsi ed a proporre candidati con più consensi per garantirsi il risultato sul singolo collegio. Fino a qui è tutto chiaro, ma le cose si complicano e iniziano i giochi della politica quando entra in gioco il “listino bloccato” del proporzionale.
Nei collegi plurinominali ogni lista è composta da un elenco di candidati, che possono essere eletti in proporzione al numero di voti, su scala nazionale e su base territoriale per il senato, secondo l’ordine prefissato al momento della candidatura. Pertanto, valutando la stima attuale delle percentuali dei partiti, in caso di vittoria, il singolo partito potrebbe eleggere al massimo 2 componenti per circoscrizione e, quindi, il terzo e il quarto resterebbero comunque in posizione non utile. Quanto detto è così, sempre in caso di vittoria, a meno che uno dei due candidati che precedono non sono candidati anche altrove in posizione utile e, quindi, con la possibilità di lasciare spazio ad altri, in una spartizione nazionale dei seggi studiata a tavolino. Questa ipotesi, in un sistema più complesso, ma calcolabile con un foglio di Excel, consente di definire diversi scenari secondo una probabile previsione. Quindi, gli scenari potrebbero essere prevalentemente tre: vittoria della coalizione di centro-sinistra, centro o centro-destra, lasciando un margine per gli altri partiti che potrebbero restare sotto la soglia del 3% o apparentarsi ai vincitori in caso di necessità di maggioranza. Ogni scenario potrebbe poi prevedere sotto-scenari in caso di vittoria delle singole coalizioni e variazioni per i consensi territoriali del senato. Questa analisi, banalizzata in poche righe, ma abbastanza efficace per chi studia il fenomeno elettivo, consente previsioni su scala nazionale e garantisce, nei limiti previsti, l’elezione di candidati detti “imboscati”. Ogni regola elettiva presenta le sue falle, ovvero la sua imprevedibilità, che garantisce di fatto il sistema democratico. Questa norma, benché sia stata rettificata nel 2020 potrebbe, anche quest’anno, mostrare i sui punti di debolezza nelle previsioni studiate con metodi analitici, ma di certo resta una garanzia per chi ha avuto il dono di essere pre-scelto ai primi posti del listino bloccato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.