Ven. Dic 2nd, 2022

Dietro le statue, n’copp ‘o Cellaio, cassonetti e raccolta olio..

Servizio a cura di Mimmo Campagnuolo e Cecco Gambizzato

Un recente articolo, a firma del Dott. Franco Sgambato, pubblicato sul mensile “Confronto” e su “Tribunainrete”, evidenziava che “nessun paese in Italia ha il piacere di avere un Museo all’aperto, come quello realizzato dal Farmacista Cesare Saccavino, con le opere bronzee raffiguranti la storia della propria civiltà”. Ebbene, qualche cittadino, dopo aver letto e notato i vari cassonetti per la raccolta permanente di indumenti usati e il punto raccolta dell’olio alimentare esausto, sistemati proprio dietro le statue, ha candidamente affermato: “Ne siamo degni?”.

Proviamo, inoltre, solo ad immaginare le considerazioni di un gruppo di visitatori dopo aver fatto diversi scatti fotografici alle statue! Recentemente è successo un fatto alquanto curioso, ed è quello riferito dagli habitué che sono soliti sedersi sulle panchine della Piazza, che sperabilmente potrebbe essere intitolata a “Cesare Saccavino”. Mentre discutevano sui vari problemi della vita quotidiana, qualcuno ha sentito una voce un po’ rauca, proveniente dalla statua dell’emigrante, a perenne ricordo degli emigrati della Valle Caudina, la quale esclamava:

“Ce n’ era custata lacrime st’ America e mò che, finalmente, so’ turnato int’ ’o paese mio, è semp’ amaro ’stu pane. Proprio areto a me avevano piazza’ ’sti beneritti biduni gialli? (nela foto) E chi me fa cchiù ’na fotografia cu chesta scenografia che rovina tutta ’a poesia d’ ’a piazza?  Sai quant’ risate ’n cuollo a me!”

Subito dopo, qualcuno ha sentito una vocina proveniente dalla statua della ricamatrice che sussurava: “Me chiammano Mimì (comm’ ’a romantica ricamatrice della Boheme di Puccini) e ’o ’nnammurato mio, Rodolfo, grande poeta, me dicette tant’ belle parole quann’ ce simm’ conosciuti”.  Isso se presentava e dicett’: “Chi sono? Sono un poeta … In povertà mia lieta scialo da gran signore. Rime ed inni d’amore, per sogni e per chimere e per castelli in aria, l’anima ho milionaria”. E Mimì continua le sue riflessioni con tono sconsolato: “Mò, int’ a ’sta Piazza, di poetico c’è rimasto ben poco. E so’ sicura che Rodolfo nun me vene cchiù a truva’.”

Non conviene sciupare la bellezza, l’armonia e la poesia del luogo. Anche Cesare Saccavino ci sarà rimasto male. L’augurio è che quanto prima si possa trovare una nuova sistemazione dei cassonetti e del punto raccolta olio!!!

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