Mar. Giu 18th, 2024

La Preside Paola Vitolo: “…trasmettere alle nuove generazioni l’importanza della Memoria”         

Prima di dare spazio alle tre studentesse (nel collage insieme al Sindaco e alla Dirigente) che la Commissione giudicatrice ha scelto per gli elaborati più qualificati sul tema della giornata, riportiamo una parte del significativo intervento della Dirigente Scolastica Paola Vitolo: “Oggi 27 gennaio 2020 si celebra la giornata della memoria in ricordo delle vittime della Shoah, ritengo che non ci sia luogo più idoneo della scuola per trasmettere alle nuove generazioni l’importanza della Memoria. Soltanto perpetuando il ricordo sarà possibile contribuire in maniera significativa alla crescita di uomini e donne che, in futuro, non siano attori, spettatori o vittime di altri olocausti o di altri stermini, ma piuttosto testimoni, non per conoscenza diretta ma per coscienza acquisita, del sacrificio di molti e si facciano ambasciatori del diritto al rispetto, alla scelta, alla libertà, alla vita di tutti e di ciascuno”. 

Ecco degli stralci dei lavori premiati:         

SHOAH: LA TERRIBILE REALTA’ DI UN GENOCIDIO

Albert Einstein disse: “Pochi anni infatti ci separano dal più terribile crimine di massa che la storia moderna debba registrare. Un crimine commesso non da una banda di fanatici, ma con freddo calcolo dal governo di una nazione potente. Il destino dei sopravvissuti alle persecuzioni tedesche testimonia fino a che punto sia decaduta la coscienza morale dell’umanità.” La Shoah iniziò nel 1933 e fini l’8 maggio 1945, ideata dai Tedeschi per lo sterminio del popolo ebraico. Circa 6 milioni di Ebrei vennero uccisi dai nazisti con l’obiettivo di creare, secondo il loro sadico pensiero, un mondo più pulito, la “razza ariana”. Lo sterminio partì dalla Germania, ma si espanse con le conquiste del Terzo Reich, sterminando Ebrei in quasi tutta Europa. Ad Auschwitz arrivavano ogni giorno treni carichi di persone, una parte tra cui malati, anziani e bambini, veniva condotta direttamente nelle camere a gas. Il gas che veniva utilizzato era “Zyklon B” che conteneva acido cianidrico, che uccideva una persona in circa 10 minuti. (3° premio): ASIA CATERINO, III B

La Shoah: la storia insegna se la si conosce.

“…considerate se questo è un uomo… che lavora nel fango…che non conosce pace…che lotta per mezzo pane…che muore per un sì o per un no”. Questi sono dei versi tratti dalla poesia Shemà che fa da apertura al libro “Se questo è un uomo” di Primo Levi, celebre scrittore e chimico italiano, noto per essere sopravvissuto all’Olocausto. Egli, nel suo celebre romanzo, affermava che il libro era “nato fin dai giorni di lager per il bisogno irrinunciabile di raccontare agli altri, di fare gli altri “partecipi.”  Si tratta di un racconto commovente, brutale e crudo, in cui l’autore racconta, con vivido realismo gli orrori e la brutalità della Shoah. Tutto iniziò con la salita al governo dello stesso Hitler il 30 gennaio del 1933. Da quel momento la Germania iniziò a riconoscere un’unica “razza” umana superiore rispetto a tutte le altre: la razza ariana. A sostegno della politica antisemita, furono promulgate Le leggi di Norimberga (1935), con le quali gli ebrei furono privati della cittadinanza tedesca, fu loro vietato contrarre matrimoni con cittadini tedeschi e furono obbligati a “indossare” la Stella gialla di David, in modo da essere riconosciuti. (2° premio): Martina Vitolo, classe 3ªA

Il sogno di Davide

“Una mattina si sentirono dei rumori strani e alcuni uomini entrarono nel lager. Ci avevano aiutato a scendere dai letti. Io non mi fidavo, avevano anche loro uniformi strane, ma erano diverse. Ci portarono in alcuni treni. Il viaggio fu lungo e arrivammo davanti ad una struttura che esprimeva fascino. Aveva un giardino pieno di tulipani e dei tavolini molto eleganti di color bianco. La casa era bianca con delle finestre ad arco dorate. Due signore ci avevano sorriso e fatto entrare. Ci avevano fatto mangiare e ci pulirono. Successivamente io e gli altri bambini eravamo andati a giocare fuori al sole. Sentivo il profumo di quei tulipani rosso fuoco e avevo la spensieratezza dopo tanto tempo. I miei occhi ricominciarono a brillare, il mio volto a mostrare emozioni. Ero rimasto lì fino a quando non trovarono mia madre. Dopo una settimana rividi mia madre e mio padre. Ritornammo a casa. La speranza di realizzare il mio sogno ritornò. Venimmo a sapere che mio fratello appena arrivato era stato mandato nelle camere a gas. Ecco perché non lo avevo più visto da quel giorno. Nella mia testa era ritornato il ricordo di quell’abbraccio prima di essere portati in quell’orribile posto. Iniziai ad andare a scuola e, dopo anni, intrapresi la strada per diventare un grande architetto”. (I° premio): Angela Del Bene III C

                     

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