Mar. Mag 21st, 2024

In questo periodo di feste siamo soliti augurare serenità, pace, gioia, amore e salute. Nel leggere il lavoro del nostro concittadino Felice Di Benedetto non solo veniamo letteralmente coinvolti da tante e nuove emozioni, ma troviamo anche un ideale che ha tanto bisogno di spazio nella nostra vita quotidiana: la SOLIDARIETA’.  A Felice, che esercita la nobile arte delle Muse, non possiamo che fare i complimenti per la sua esemplare sensibilità. Con vero piacere pubblichiamo la recensione del volume a cura del Prof. Paolo De Nicola.

«Confessione d’amore per la sua terra»: così definirei l’aureo volumetto di poesie per i tipi della ETABETA di Lesmo, dal titolo “Casa Irta”. Poesie e filastrocche in dialetto casertano di Felice Di Benedetto, egregio Educatore dei minori del quartiere Ponticelli di Napoli e -possiamo aggiungere- sensibile e delicato poeta. L’amore per il suo humus lo porta insistentemente a fissare lo sguardo su figure ed eventi della Terra di Lavoro, visti non dall’alto, ma molto da vicino. Così nel mondo di Felice emergono e vivono di una loro vita antica eppur sempre nuova il comandante, il politico scaldasedia e tanti, tanti altri personaggi, insieme con la lucertola distesa al sole e il cane abbandonato, e poi il Carnevale e San Nicola e mille altre cose. Si tratta di un caleidoscopio estremamente vario e vivace, che non può non calamitare l’interesse e la simpatia del lettore. Gustando le poesie di questo “piccolo mondo antico” casertano si ha proprio l’impressione di camminare insieme con Di Benedetto per le strade dei paesi, di fermarsi davanti alle porte delle case, di colloquiare con la gente. Per questo soprattutto -credo- la lettura del volumetto è così accattivante. Ci rendiamo conto che dobbiamo dare al mondo che ci circonda quell’attenzione che esso merita e che raramente gli rivolgiamo; comprendiamo che è costruttivo per noi il recupero di tante piccole cose da noi obliate. C’è anche, a mio parere, nei componimenti di Felice Di Benedetto, un sottinteso messaggio etico, sostanziato di bonomia e di saggezza pratica; il nostro poeta, che non fa mai il moralista, auspica, in modo sottinteso, una società nuova, in cui trovi posto la solidarietà. Vive congratulazioni all’Autore, con il sincero augurio che possa ancor più in futuro rivelarci i recondita della sua sensibilità.

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